Il ramo Stagno Navarra discende dal secondogenito Antonio (1681), fratello di Pietro (1677), figli di Giuseppe e Barna Porzio.
A Giuseppe venne conferito per meriti militari il titolo di Conte di Cassandola dal Re Carlo II di Spagna e Sicilia il 6 gennaio 1685.
Antonio, che ottiene dal padre il diritto di portare il titolo di Conte di Cassandola, lasciando, però, tutti gli altri titoli al primogenito, sposa Margherita Marchese e hanno un figlio che prende lo stesso nome del nonno: Giuseppe.
Questo Giuseppe, sposato Alfonsina Calamarà, ebbe due figli: Antonio e Giovanni. Padre e figli hanno avuto particolari incarichi e ruoli nell’Ordine di Malta.
Per questo motivo, hanno avuto almeno tre lunghi soggiorni a Malta, per quel che mi risulta.
Giovanni prese i voti all’Ordine e diventò “Confrate”: non ebbe figli, né riconosciuti né bastardi, per quel ch’io sappia.
Antonio si sposò con l’ultima discendente Navarra: Maria Teresa Moscati Falsoni Navarra, che, ultima del nome, portò in dote il titolo di Conte di Bahria, conferito al padre Ignazio dal Gran Maestro dell’Ordine.
I discendenti di Antonio presero quindi il cognome Stagno Navarra, sviluppando un ramo della famiglia Stagno e con sede principale a Malta.
Non ho evidenza se sfruttarono o meno il palazzo Stagno a Qurmi: le ricerche, per me, sarebbero assai lunghe.
L’albero genealogico si complica un paio di generazioni dopo, quando Giuseppe si sposa due volte. Dalla prima moglie Cecilia Zahra ebbe una femmina, Mary, e due maschi: Enrico e Guglielmo. Il primogenito Enrico si sposa ma il maschio che ebbe non procreò.
Dal secondo, Guglielmo sposato con Leopoldina von Nemira abbiamo la prosecuzione del ramo principale tutt’ora esistente. Dalla seconda moglie Maria Nemiro, Giuseppe ebbe Alfredo che decise di sposare la cugina prima Maria Carmela, figlia di Manfredo (fratello di Giuseppe) e Maria Teresa Micallef Rapinet.
Per il programma che utilizzo diventa complesso tracciare l’albero: infatti una parte dell’albero generato non sempre è leggibile.
È questo il motivo, oltre alla leggibilità, per cui ho generato due nodi: il ramo principale “da Guglielmo e Leopoldina” e il secondo ramo “da Alfredo e Maria Carmela“.
Vorrei altresì ricordare che tutti i membri del ramo STAGNO e, di conseguenza, STAGNO NAVARRA sono Patrizi di Messina e pertanto hanno il trattamento di Don e Donna.
Due titoli di Conte, Cassandola e Bahria, sono stati attribuiti al ramo, ma ne parlerò più in dettaglio in altro post.
The Stagno Navarra branch descends from the second-born of Giuseppe and Barna Porzio: Antonio (1681), brother of Pietro (1677). Charles the Second, King of Spain and Sicily, bestowed on Giuseppe the title of Conte di Cassandola on the 6th of January 1685, for military merit. Antonio obtained the right from his father to wear the title of Conte di Cassandola, with all the other titles left to Pietro, the first-born. He espoused Margherita Marchese and they had a son named like Antonio’s grandfather: Giuseppe.
This Giuseppe, married with Alfonsina Calamarà, had two sons: Antonio and Giovanni. The father and the sons had particular assignments and roles among the Order of Malta. That is why they had at least three longs journey in Malta, for what I know. Giovanni took the vows in the Order and became “Confrate” (Confrere) : no sons, neither recognized nor bastard. Antonio married with the last Navarra descendant: Maria Teresa Moscati Falsoni Navarra, who, last of the name, brought in dowry the title of Count of Bahria, bestowed on her father Ignazio by the Order of Malta Grand Master.
Antonio‘s descendants took therefore the last name Stagno Navarra, developing a separate branch of Stagno family, headquartered in Malta. I have no evidence of the palazzo Stagno in Qurmi being used by them: the research could take me a very long time.
The family tree tangles even more a couple of generations after, when Giuseppe got married twice.
From the first wife Cecilia Zahra he got a daughter, Mary, and two sons: Enrico e Guglielmo. The first born Enrico got married but his son did not produce an heir. From the second born, Guglielmo, married with Leopoldina von Nemira, we have the prosecution of the main branch still existing.
From the second wife Maria Nemiro, Giuseppe got Alfredo who decided to marry his first cousin Maria Carmela, daughter of Manfredo (Giuseppe’s brother) and Maria Teresa Micallef Rapinet.
It’s quite complicated to draw the family tree with the software I use, in fact some branches are unreadable. That’s why I divided the Tree in two: main branch “da Guglielmo e Leopoldina” and the second “da Alfredo e Maria Carmela“.
I want to remind also that all the STAGNO family members and, consequently, STAGNO NAVARRA are Patrizi di Messina (Patricians of Messina) and Pari di Sicilia (Peers of Sicily) and therefore have the treatment of Don and Donna. [This style is an italian honorific similar to english ‘Lord’, and is only put in front of the First-name or First-name Last-name, never the Last-name alone, that is reserved for clergy.] Two Count titles, Cassandola and Bahria, were granted to the branch, but I’ll talk about it in detail in another post.
Le relazioni di parentela hanno un’importanza fondamentale nei gruppi umani della società moderna: regolano sia i rapporti interpersonali sia il comportamento dei singoli all’interno del gruppo e della società stessa. La società moderna è a struttura patrilineare, cioè: il sistema di parentela è esclusivamente verticale, in linea retta o collaterale, a partire da un comune antenato maschile (discendenza patriarcale) e i termini usati per indicare i parenti più stretti sono univoci ed esclusivi per quelle e quelle sole persone, ad esempio padre, fratello, sorella, ecc. La possiamo definire, quindi, una parentela descrittiva. Addirittura possiamo utilizzare più termini per la stessa posizione, in modo informale e formale, come papà per padre, mamma per madre o nonno per avo.
Il termine dotto che definisce l’insieme di questi nomi è singenionimi (dal greco συγγενεῖς – syngenéis «parente, consanguineo») e nasce dell’esigenza di abbreviare con una sola parola la descrizione del grado di parentela. Ad esempio, il singenionimo “nonno” sta per “il padre del padre“, oppure “zio” è abbreviazione per “il fratello del padre“, così come il “genero” è il marito della figlia ecc.
Nel sistema latino (da cui derivano i singenionimi italiani) la figura centrale era il pater familias, nei cui confronti le relazioni potevano esser regolate sia dallo statuto giuridico dell’agnatio (ovvero della patria potestas) sia dai legami di sangue della cognatio, distinti secondo il grado o la linea. Sviluppatosi dal latino volgare, già alterato rispetto al sistema del latino classico , il sistema italiano dei nomi di parentela si è ancora modificato in epoca moderna.
Etimologie
Le abbiamo quasi tutte dal latino. Cito le più interessanti:
Padre e madre: dal latino pater, con radice indoeuropea pâti (proteggere e nutrire) e mater, da mâtr (formatrice, misuratrice); praticamente uguali in tutte le lingue. Cugino e cugina: derivati dal basso latino cosinus (probabile riduzione di consobrinus attraverso consinus) Genero e nuora: dal latino gener e nurus. Zio e zia: dal greco θεῖος – thêios e θεία – thêia, forme affermatesi progressivamente nell’area italiana e iberica.
Il singenionimo nipote (da nepos) vale sia «figlio del fratello» che «figlio del figlio», ma solo perché non ci ricordiamo la forma dotta abiatico (da abiaticus: di pertinenza dell’avo). Suocero/a: dal latino socer
Gradi di parentela
Prendo spunto dall’articolo 74 del codice civile, ma non avendo studiato legge, vi chiedo venia per eventuali errori.
La legge distingue tra parentela e affinità: mio padre è un parente, mio suocero è un affine.
La parentela è il vincolo che unisce i discendenti di una stessa persona (antenato comune) detta “stipite” o capostipite.
L’affinità è la relazione che lega un coniuge ai parenti dell’altro coniuge (sottolineo che gli affini dei due coniugi non sono affini tra loro). Tra marito (dal latino maritus “colui che ha una fanciulla”) e moglie (dal latino mulier “donna”) non vi è rapporto di parentela o affinità ma una relazione detta di coniugio che implicitamente ammette la collaborazione familiare nell’impresa.
In caso di successione, stato di bisogno o simili, la legge riconosce la parentela (o affinità) fino al 6° grado, ma come si calcola?
Per calcolare il grado di parentela tra due persone basta disegnare l’albero genealogico che le unisce passando per l’antenato comune, contare il numero di nodi dell’albero e sottrarre 1.
Ad esempio tra me e mia sorella c’è mio padre: 3 nodi, tolto lo stipite, rimane 2. Quindi io e mia sorella siamo parenti di 2° grado. Stesso grado tra me e mio nonno.
Con un cugino ‘primo’, la parentela è di 4° grado, mentre è di 3° con lo zio, e via dicendo.
Potete divertirvi con gli alberi genealogici del sito…
La legge italiana permette il coniugio tra parenti di 4° grado, ossia tra cugini primi; ma, per la Chiesa Cattolica, bisogna chiedere una particolare dispensa vescovile.
Ci sono due casi documentati nell’albero Stagno Navarra.
Singenionimi
Nell’elenco che segue ho messo in alcuni casi tra parentesi la parola informale e il lettore sarà considerato di grado 0.
Discendenza
Figlio o Figlia, con aggiunta degli aggettivi: legittimo, adottivo o naturale. Il termine bastardo o illegittimo (nato fuori del vincolo matrimoniale, o di padre illegittimo o sconosciuto) può apparire in libri, codici e documenti antecedenti il codice civile del 1942, articoli 574-582; a volte segnato come figlio di N.N. (nomen nescio) o filius m. ignotae (matris ignotae).
Fratello germano o sorella germana: figlio/a degli stessi genitori, con l’aggettivo in forma dotta germano/a (dal latino germen: seme, germe) Fratello o sorella unilaterale: figlio/a di uno dei due genitori, come nel caso di più matrimoni (o unioni); spesso definiti come figli o fratelli di 2° (o ulteriore) letto. Forma comune Fratellastro o Sorellastra. Vengono definiti fratelli consanguinei, quelli che condividono il padre, e fratelli uterini, quelli che condividono la madre.
Preciso che nel caso un genitore A con figli, sposasse un genitore B con figli, questi figli non hanno nessun legame di parentela tra loro.
Nipote: figlio/a del fratello o sorella oppure figlio/a del figlio/a. Abiatico/a: figlio/a del figlio/a (forma dotta). Pronipote: figlio/a del nipote o abiatico/a (a volte detto bisnipote). Pro-pronipote: figlio/a del pronipote
Cugino/a (germano/a): figlio/a del fratello/sorella del padre o della madre, detto anche cugino primo. Procugino/a: figlio/a del fratello/sorella del nonno/a, oppure figlio/a del cugino/a.
Ascendenza
Padre (papà) o Madre (mamma): Genitori con parola d’assieme nei confronti del coniugio. Zio/a: fratello/sorella del padre o madre Avo/a(nonno/a): padre o madre di un genitore. Raramente e, di solito, in forma dotta avolo/a. Prozio/a: fratello/sorella dell’avo/a.
Bisavolo/a (bisnonno/a): padre o madre di un avo, a volte proavo. Pro-prozio/a: fratello/sorella del bisavolo/a (poco usato). Arcavolo/a: padre o madre di un bisavolo. singenionimo dotto (e da non usare in romanesco preceduto da grazie…), ma corretto. Trisavolo o trisnonno, forme più usate. Bisarcavolo/a: padre o madre di un arcavolo. Poco usato, ancor meno delle varianti quadrisavolo e quadrisnonno.
Affinità
Cognato/a: fratello o sorella del coniuge Genero o nuora: marito della figlia o moglie del figlio Suocero/a: padre o madre del coniuge
Consuoceri/a: genitori del coniugi. Non esiste, però, né parentela né affinità, è solo un comodo modo di dire. Co-cognati: coniugi di fratelli, espressione che ho sentito usare ma non amo molto.
Singenionimo seguito da ‘d’acquisto’: affinità con stesso grado della parentela (fratello del suocero: zio d’acquisto ma vale anche come marito della zia) Cugino/a laterale: figlio del fratello o sorella dello zio d’acquisto (questa è difficile!), poco usato.
Spero di non essere stato troppo noioso o pedante, ma nella lettura di testi che parlano di famiglie numerose, i singenionimi sono spesso ricorrenti e se non se ne ha una corretta conoscenza, si può perdere il filo. Se usate altre parole per definire un livello di parentela, portatemi a conoscenza: ne farò tesoro.
Se avete interesse, posso riportare anche i singenionimi latini al fine di seguire testi in tale lingua. Fatemelo sapere e ne preparo un post apposito.
https://www.stagno.it/wp-content/uploads/arbre-genealogico1024x512.jpg5121024Berengariohttps://www.stagno.it/wp-content/uploads/Scudo_Stemma_Stagno_Trasp.pngBerengario2019-05-28 19:20:072019-05-31 16:48:32COME SI CHIAMANO GLI ANTENATI
La villa della foto è stata costruita subito dopo il terremoto del 1908.
Si può notare come l’architettura preveda che tutte le stanze abbiano una porta finestra, per poter uscire il più presto possibile in caso di terremoto.
Un’ampia terrazza nella parte frontale permetteva una meravigliosa vista dello Stretto.
Nella foto si vedono dei vitigni, ma il nonno Alberto aveva trasformato i vitigni in un bellissimo giardino all’italiana del quale non ho trovato ancora foto, ma che aggiungerò appena possibile.
Ho passato le estati dei miei primi anni di vita in quella villa che ricordo piacevolmente: una piccola passeggiata, passando sotto il ponte della ferrovia, e si arrivava al mare.
Mi ricordo che dietro la villa c’era un piccolo orto e la parte di servizio.
La balconata, col tempo, è stata ricoperta da glicini color lilla e alla sinistra della villa c’era un giardino di limoni e un bosco.
Questo lo dico soprattutto per le nuove generazioni che non hanno avuto la possibilità di vederla: espropriata per la costruzione dello svincolo Messina – Catania e la stazione di servizio, non rimane nulla o poco più.
Palazzo Stagno in Via Nina da Messina
Palazzo Bonanno e Villino Stagno (1850 circa)
Palazzo (detto anche Villino) Stagno prima del 1908
È il “palazzo delle cuginette”: così mio padre lo chiamava con riferimento a Matilde, Teresa e Giovanna; anche se ci viveva la nonna Ildefonsa fino alla sua morte.
Del palazzo mi ricordo soprattutto il prima di arrivarci che mia madre ci diceva di portare il pullover leggero (ad agosto?).
La nonna era ben contenta del nostro arrivo perché poteva leggerci la storiella di Strumpelpeter in tedesco e ho anche ricordi della zia Michelina. Purtroppo poi la nonna (e la zia Michelina) è venuta a mancare, ma andavamo lo stesso per trovare la zia Matilde e la zia Teresa, e spesso c’era anche Adele Maria.
Il palazzo fu buttato giù e ricostruito dopo il terremoto: si nota una certa differenza.
Da qualche parte ho delle foto scattate dopo il terremoto: appena le trovo le inserisco. Intanto da Google Maps:
https://www.stagno.it/wp-content/uploads/VillaStagno-Tremestieri.jpg576910Berengariohttps://www.stagno.it/wp-content/uploads/Scudo_Stemma_Stagno_Trasp.pngBerengario2019-05-18 15:58:412019-05-18 17:33:06PALAZZO STAGNO E VILLA A TREMESTIERI
https://www.stagno.it/wp-content/uploads/Bisavoli.jpg24013494Berengariohttps://www.stagno.it/wp-content/uploads/Scudo_Stemma_Stagno_Trasp.pngBerengario2019-05-01 15:34:052019-07-04 18:27:20VECCHIE FOTOGRAFIE
Non posso non parlare del palazzo di Via San Giacomo accanto al Duomo. Chiamato Palazzo Calapaj – d’Alcontres, è l’unico esempio di architettura signorile messinese rimasto in piedi dopo il terremoto del 1908. L’immagine all’inizio del post è una fotografia di prima del 1908.
E’ della seconda metà del ‘700, l’autore rimane anonimo, ma rispecchia già alcune forme ottocentesche: festoni decorativi sopra le finestre, giganteschi cantonali agli angoli, ampio cortile interno e una pregevole scalinata, sempre all’interno. Voci di famiglia (mio padre e suo fratello Guglielmo, principalmente, e la nonna Ildefonsa) attribuiscono la scalinata a un progetto di Filippo Juvarra: personalmente non ho trovato riscontri oggettivi ma continuerò a cercare.
Da quel che ricordo, credo che il palazzo fosse parte della dote della nonna Ildefonsa Calapaj.
Particolare: lo stemma Calapaj (di rosso a due voli d’argento, uno spiegato, l’altro abbassato, riuniti nel cuore) sopra l’entrata interna
Stemma Calapaj
La facciata
Palazzo Calapaj – d’Alcontres
Il palazzo effettivo, a due ordini, si sviluppa dietro la facciata e un cortile interno.
RAMO / BRANCH STAGNO NAVARRA
Il ramo Stagno Navarra discende dal secondogenito Antonio (1681), fratello di Pietro (1677), figli di Giuseppe e Barna Porzio.
A Giuseppe venne conferito per meriti militari il titolo di Conte di Cassandola dal Re Carlo II di Spagna e Sicilia il 6 gennaio 1685.
Antonio, che ottiene dal padre il diritto di portare il titolo di Conte di Cassandola, lasciando, però, tutti gli altri titoli al primogenito, sposa Margherita Marchese e hanno un figlio che prende lo stesso nome del nonno: Giuseppe.
Questo Giuseppe, sposato Alfonsina Calamarà, ebbe due figli: Antonio e Giovanni. Padre e figli hanno avuto particolari incarichi e ruoli nell’Ordine di Malta.
Per questo motivo, hanno avuto almeno tre lunghi soggiorni a Malta, per quel che mi risulta.
Giovanni prese i voti all’Ordine e diventò “Confrate”: non ebbe figli, né riconosciuti né bastardi, per quel ch’io sappia.
Antonio si sposò con l’ultima discendente Navarra: Maria Teresa Moscati Falsoni Navarra, che, ultima del nome, portò in dote il titolo di Conte di Bahria, conferito al padre Ignazio dal Gran Maestro dell’Ordine.
I discendenti di Antonio presero quindi il cognome Stagno Navarra, sviluppando un ramo della famiglia Stagno e con sede principale a Malta.
Non ho evidenza se sfruttarono o meno il palazzo Stagno a Qurmi: le ricerche, per me, sarebbero assai lunghe.
L’albero genealogico si complica un paio di generazioni dopo, quando Giuseppe si sposa due volte.
Dalla prima moglie Cecilia Zahra ebbe una femmina, Mary, e due maschi: Enrico e Guglielmo. Il primogenito Enrico si sposa ma il maschio che ebbe non procreò.
Dal secondo, Guglielmo sposato con Leopoldina von Nemira abbiamo la prosecuzione del ramo principale tutt’ora esistente.
Dalla seconda moglie Maria Nemiro, Giuseppe ebbe Alfredo che decise di sposare la cugina prima Maria Carmela, figlia di Manfredo (fratello di Giuseppe) e Maria Teresa Micallef Rapinet.
Per il programma che utilizzo diventa complesso tracciare l’albero: infatti una parte dell’albero generato non sempre è leggibile.
È questo il motivo, oltre alla leggibilità, per cui ho generato due nodi: il ramo principale “da Guglielmo e Leopoldina” e il secondo ramo “da Alfredo e Maria Carmela“.
Vorrei altresì ricordare che tutti i membri del ramo STAGNO e, di conseguenza, STAGNO NAVARRA sono Patrizi di Messina e pertanto hanno il trattamento di Don e Donna.
Due titoli di Conte, Cassandola e Bahria, sono stati attribuiti al ramo, ma ne parlerò più in dettaglio in altro post.
The Stagno Navarra branch descends from the second-born of Giuseppe and Barna Porzio: Antonio (1681), brother of Pietro (1677).
Charles the Second, King of Spain and Sicily, bestowed on Giuseppe the title of Conte di Cassandola on the 6th of January 1685, for military merit.
Antonio obtained the right from his father to wear the title of Conte di Cassandola, with all the other titles left to Pietro, the first-born. He espoused Margherita Marchese and they had a son named like Antonio’s grandfather: Giuseppe.
This Giuseppe, married with Alfonsina Calamarà, had two sons: Antonio and Giovanni. The father and the sons had particular assignments and roles among the Order of Malta.
That is why they had at least three longs journey in Malta, for what I know.
Giovanni took the vows in the Order and became “Confrate” (Confrere) : no sons, neither recognized nor bastard.
Antonio married with the last Navarra descendant: Maria Teresa Moscati Falsoni Navarra, who, last of the name, brought in dowry the title of Count of Bahria, bestowed on her father Ignazio by the Order of Malta Grand Master.
Antonio‘s descendants took therefore the last name Stagno Navarra, developing a separate branch of Stagno family, headquartered in Malta.
I have no evidence of the palazzo Stagno in Qurmi being used by them: the research could take me a very long time.
The family tree tangles even more a couple of generations after, when Giuseppe got married twice.
From the first wife Cecilia Zahra he got a daughter, Mary, and two sons: Enrico e Guglielmo. The first born Enrico got married but his son did not produce an heir.
From the second born, Guglielmo, married with Leopoldina von Nemira, we have the prosecution of the main branch still existing.
From the second wife Maria Nemiro, Giuseppe got Alfredo who decided to marry his first cousin Maria Carmela, daughter of Manfredo (Giuseppe’s brother) and Maria Teresa Micallef Rapinet.
It’s quite complicated to draw the family tree with the software I use, in fact some branches are unreadable.
That’s why I divided the Tree in two: main branch “da Guglielmo e Leopoldina” and the second “da Alfredo e Maria Carmela“.
I want to remind also that all the STAGNO family members and, consequently, STAGNO NAVARRA are Patrizi di Messina (Patricians of Messina) and Pari di Sicilia (Peers of Sicily) and therefore have the treatment of Don and Donna. [This style is an italian honorific similar to english ‘Lord’, and is only put in front of the First-name or First-name Last-name, never the Last-name alone, that is reserved for clergy.]
Two Count titles, Cassandola and Bahria, were granted to the branch, but I’ll talk about it in detail in another post.
COME SI CHIAMANO GLI ANTENATI
Le relazioni di parentela hanno un’importanza fondamentale nei gruppi umani della società moderna: regolano sia i rapporti interpersonali sia il comportamento dei singoli all’interno del gruppo e della società stessa. La società moderna è a struttura patrilineare, cioè: il sistema di parentela è esclusivamente verticale, in linea retta o collaterale, a partire da un comune antenato maschile (discendenza patriarcale) e i termini usati per indicare i parenti più stretti sono univoci ed esclusivi per quelle e quelle sole persone, ad esempio padre, fratello, sorella, ecc. La possiamo definire, quindi, una parentela descrittiva. Addirittura possiamo utilizzare più termini per la stessa posizione, in modo informale e formale, come papà per padre, mamma per madre o nonno per avo.
Il termine dotto che definisce l’insieme di questi nomi è singenionimi (dal greco συγγενεῖς – syngenéis «parente, consanguineo») e nasce dell’esigenza di abbreviare con una sola parola la descrizione del grado di parentela. Ad esempio, il singenionimo “nonno” sta per “il padre del padre“, oppure “zio” è abbreviazione per “il fratello del padre“, così come il “genero” è il marito della figlia ecc.
Nel sistema latino (da cui derivano i singenionimi italiani) la figura centrale era il pater familias, nei cui confronti le relazioni potevano esser regolate sia dallo statuto giuridico dell’agnatio (ovvero della patria potestas) sia dai legami di sangue della cognatio, distinti secondo il grado o la linea. Sviluppatosi dal latino volgare, già alterato rispetto al sistema del latino classico , il sistema italiano dei nomi di parentela si è ancora modificato in epoca moderna.
Etimologie
Le abbiamo quasi tutte dal latino. Cito le più interessanti:
Padre e madre: dal latino pater, con radice indoeuropea pâti (proteggere e nutrire) e mater, da mâtr (formatrice, misuratrice); praticamente uguali in tutte le lingue.
Cugino e cugina: derivati dal basso latino cosinus (probabile riduzione di consobrinus attraverso consinus)
Genero e nuora: dal latino gener e nurus.
Zio e zia: dal greco θεῖος – thêios e θεία – thêia, forme affermatesi progressivamente nell’area italiana e iberica.
Il singenionimo nipote (da nepos) vale sia «figlio del fratello» che «figlio del figlio», ma solo perché non ci ricordiamo la forma dotta abiatico (da abiaticus: di pertinenza dell’avo).
Suocero/a: dal latino socer
Gradi di parentela
Prendo spunto dall’articolo 74 del codice civile, ma non avendo studiato legge, vi chiedo venia per eventuali errori.
La legge distingue tra parentela e affinità: mio padre è un parente, mio suocero è un affine.
La parentela è il vincolo che unisce i discendenti di una stessa persona (antenato comune) detta “stipite” o capostipite.
L’affinità è la relazione che lega un coniuge ai parenti dell’altro coniuge (sottolineo che gli affini dei due coniugi non sono affini tra loro).
Tra marito (dal latino maritus “colui che ha una fanciulla”) e moglie (dal latino mulier “donna”) non vi è rapporto di parentela o affinità ma una relazione detta di coniugio che implicitamente ammette la collaborazione familiare nell’impresa.
In caso di successione, stato di bisogno o simili, la legge riconosce la parentela (o affinità) fino al 6° grado, ma come si calcola?
Per calcolare il grado di parentela tra due persone basta disegnare l’albero genealogico che le unisce passando per l’antenato comune, contare il numero di nodi dell’albero e sottrarre 1.
Ad esempio tra me e mia sorella c’è mio padre: 3 nodi, tolto lo stipite, rimane 2. Quindi io e mia sorella siamo parenti di 2° grado. Stesso grado tra me e mio nonno.
Con un cugino ‘primo’, la parentela è di 4° grado, mentre è di 3° con lo zio, e via dicendo.
Potete divertirvi con gli alberi genealogici del sito…
La legge italiana permette il coniugio tra parenti di 4° grado, ossia tra cugini primi; ma, per la Chiesa Cattolica, bisogna chiedere una particolare dispensa vescovile.
Ci sono due casi documentati nell’albero Stagno Navarra.
Singenionimi
Nell’elenco che segue ho messo in alcuni casi tra parentesi la parola informale e il lettore sarà considerato di grado 0.
Discendenza
Figlio o Figlia, con aggiunta degli aggettivi: legittimo, adottivo o naturale. Il termine bastardo o illegittimo (nato fuori del vincolo matrimoniale, o di padre illegittimo o sconosciuto) può apparire in libri, codici e documenti antecedenti il codice civile del 1942, articoli 574-582; a volte segnato come figlio di N.N. (nomen nescio) o filius m. ignotae (matris ignotae).
Fratello germano o sorella germana: figlio/a degli stessi genitori, con l’aggettivo in forma dotta germano/a (dal latino germen: seme, germe)
Fratello o sorella unilaterale: figlio/a di uno dei due genitori, come nel caso di più matrimoni (o unioni); spesso definiti come figli o fratelli di 2° (o ulteriore) letto. Forma comune Fratellastro o Sorellastra. Vengono definiti fratelli consanguinei, quelli che condividono il padre, e fratelli uterini, quelli che condividono la madre.
Preciso che nel caso un genitore A con figli, sposasse un genitore B con figli, questi figli non hanno nessun legame di parentela tra loro.
Nipote: figlio/a del fratello o sorella oppure figlio/a del figlio/a.
Abiatico/a: figlio/a del figlio/a (forma dotta).
Pronipote: figlio/a del nipote o abiatico/a (a volte detto bisnipote).
Pro-pronipote: figlio/a del pronipote
Cugino/a (germano/a): figlio/a del fratello/sorella del padre o della madre, detto anche cugino primo.
Procugino/a: figlio/a del fratello/sorella del nonno/a, oppure figlio/a del cugino/a.
Ascendenza
Padre (papà) o Madre (mamma): Genitori con parola d’assieme nei confronti del coniugio.
Zio/a: fratello/sorella del padre o madre
Avo/a (nonno/a): padre o madre di un genitore. Raramente e, di solito, in forma dotta avolo/a.
Prozio/a: fratello/sorella dell’avo/a.
Bisavolo/a (bisnonno/a): padre o madre di un avo, a volte proavo.
Pro-prozio/a: fratello/sorella del bisavolo/a (poco usato).
Arcavolo/a: padre o madre di un bisavolo. singenionimo dotto (e da non usare in romanesco preceduto da grazie…), ma corretto. Trisavolo o trisnonno, forme più usate.
Bisarcavolo/a: padre o madre di un arcavolo. Poco usato, ancor meno delle varianti quadrisavolo e quadrisnonno.
Affinità
Cognato/a: fratello o sorella del coniuge
Genero o nuora: marito della figlia o moglie del figlio
Suocero/a: padre o madre del coniuge
Consuoceri/a: genitori del coniugi. Non esiste, però, né parentela né affinità, è solo un comodo modo di dire.
Co-cognati: coniugi di fratelli, espressione che ho sentito usare ma non amo molto.
Singenionimo seguito da ‘d’acquisto’: affinità con stesso grado della parentela (fratello del suocero: zio d’acquisto ma vale anche come marito della zia)
Cugino/a laterale: figlio del fratello o sorella dello zio d’acquisto (questa è difficile!), poco usato.
Spero di non essere stato troppo noioso o pedante, ma nella lettura di testi che parlano di famiglie numerose, i singenionimi sono spesso ricorrenti e se non se ne ha una corretta conoscenza, si può perdere il filo. Se usate altre parole per definire un livello di parentela, portatemi a conoscenza: ne farò tesoro.
Se avete interesse, posso riportare anche i singenionimi latini al fine di seguire testi in tale lingua. Fatemelo sapere e ne preparo un post apposito.
PALAZZO STAGNO E VILLA A TREMESTIERI
Villa Stagno a Tremestieri
La villa della foto è stata costruita subito dopo il terremoto del 1908.
Si può notare come l’architettura preveda che tutte le stanze abbiano una porta finestra, per poter uscire il più presto possibile in caso di terremoto.
Un’ampia terrazza nella parte frontale permetteva una meravigliosa vista dello Stretto.
Nella foto si vedono dei vitigni, ma il nonno Alberto aveva trasformato i vitigni in un bellissimo giardino all’italiana del quale non ho trovato ancora foto, ma che aggiungerò appena possibile.
Ho passato le estati dei miei primi anni di vita in quella villa che ricordo piacevolmente: una piccola passeggiata, passando sotto il ponte della ferrovia, e si arrivava al mare.
Mi ricordo che dietro la villa c’era un piccolo orto e la parte di servizio.
La balconata, col tempo, è stata ricoperta da glicini color lilla e alla sinistra della villa c’era un giardino di limoni e un bosco.
Questo lo dico soprattutto per le nuove generazioni che non hanno avuto la possibilità di vederla: espropriata per la costruzione dello svincolo Messina – Catania e la stazione di servizio, non rimane nulla o poco più.
Palazzo Stagno in Via Nina da Messina
Palazzo Bonanno e Villino Stagno (1850 circa)
Palazzo (detto anche Villino) Stagno prima del 1908
È il “palazzo delle cuginette”: così mio padre lo chiamava con riferimento a Matilde, Teresa e Giovanna; anche se ci viveva la nonna Ildefonsa fino alla sua morte.
Del palazzo mi ricordo soprattutto il prima di arrivarci che mia madre ci diceva di portare il pullover leggero (ad agosto?).
La nonna era ben contenta del nostro arrivo perché poteva leggerci la storiella di Strumpelpeter in tedesco e ho anche ricordi della zia Michelina. Purtroppo poi la nonna (e la zia Michelina) è venuta a mancare, ma andavamo lo stesso per trovare la zia Matilde e la zia Teresa, e spesso c’era anche Adele Maria.
Il palazzo fu buttato giù e ricostruito dopo il terremoto: si nota una certa differenza.
Da qualche parte ho delle foto scattate dopo il terremoto: appena le trovo le inserisco. Intanto da Google Maps:
VECCHIE FOTOGRAFIE
Alberi Genealogici
PALAZZO CALAPAJ – ALCONTRES
Non posso non parlare del palazzo di Via San Giacomo accanto al Duomo. Chiamato Palazzo Calapaj – d’Alcontres, è l’unico esempio di architettura signorile messinese rimasto in piedi dopo il terremoto del 1908. L’immagine all’inizio del post è una fotografia di prima del 1908.
E’ della seconda metà del ‘700, l’autore rimane anonimo, ma rispecchia già alcune forme ottocentesche: festoni decorativi sopra le finestre, giganteschi cantonali agli angoli, ampio cortile interno e una pregevole scalinata, sempre all’interno. Voci di famiglia (mio padre e suo fratello Guglielmo, principalmente, e la nonna Ildefonsa) attribuiscono la scalinata a un progetto di Filippo Juvarra: personalmente non ho trovato riscontri oggettivi ma continuerò a cercare.
Da quel che ricordo, credo che il palazzo fosse parte della dote della nonna Ildefonsa Calapaj.
Particolare: lo stemma Calapaj (di rosso a due voli d’argento, uno spiegato, l’altro abbassato, riuniti nel cuore) sopra l’entrata interna
Stemma Calapaj
La facciata
Palazzo Calapaj – d’Alcontres
Il palazzo effettivo, a due ordini, si sviluppa dietro la facciata e un cortile interno.